Da Salvini a Di Bernardo

DA SALVINI A DI BERNARDO, IL VENTENNIO BUIO DEL GOI

Cari Fratelli,
questa tavola tratta del ventennio più buio del Grande Oriente d’Italia, dei fatti che portarono ad uno scisma (ricompostosi solo nel 2013) ed al grande scandalo relativo alle attività della loggia coperta P2 (causa di un secondo scisma, non ancora ricomposto, nonché della perdita del riconoscimento da parte dell’UGLE). Le informazioni sono frutto della ricerca personale dagli archivi del Grande Oriente d’Italia, della ex Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale e della Gran Loggia d’I- talia degli Antichi Liberi ed Accettati Muratori.

Nel 1969 iniziò il periodo di gran maestranza di Lino Salvini. Medico fiorentino, successore di Giordano Gamberini, beneficiò del lavoro diplomatico del predecessore, che tuttavia con ben poca umiltà cercò di far passare come proprio. Il riconoscimento del Grande Oriente d’Italia da parte del- la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, costato alla massoneria italiana la cessazione di rapporti di ami- cizia storici (quali ad esempio quelli con il Grande Oriente di Francia, alleato durante la repressione fascista, considerato non regolare a seguito dell’accettazione nell’Obbedienza anche di bussanti atei, non credenti in un Essere Supremo) venne comunicato al domicilio di ogni singolo fratello con una balaustra datata 13 settembre 1972, a firma del solo Salvini, nonostante fosse stata possibile solo per merito del lavoro diplomatico del Gamberini. Altro grande successo rivendicato fu che una parte dell’Obbedienza di Piazza del Gesù, guidata dall’ex Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi ed Accettati Muratori, Tito Ceccherini, messosi in sonno il 14 gennaio 1972 a seguito di dissidi interni, aderì al GOI pochi giorni più tardi, il 18 settembre 1972. Il Ceccherini, nel corso dei dissidi con i fratelli della GLDI, occupò la sede della Gran Loggia, allora un appartamento inte- stato allo stesso, rivendicandone la proprietà ed avviando una diatriba legale; non proprio un comportamento esemplare.

Con il senno di poi, il Salvini commise tre gravi errori che destabilizzarono la nostra istituzione, causando problemi non ancora risolti: la tavola d’accusa presentata in qualità di Gran Maestro con- tro il Sovrano Gran Commendatore dell’RSAA; la disposizione sulla semplificazione delle procedu- re di tegolatura e la diminuzione dei controlli sui bussanti; la nomina di Licio Gelli quale segretario organizzativo della loggia Propaganda 2.
Il 30 giugno 1977, con una tavola d’accusa a firma propria, il Gran Maestro Lino Salvini accusò Vittorio Colao (all’epoca a capo del Rito Scozzese del GOI) ed altri 19 fratelli dell’accusa infamante di essersi appropriati di locali e di beni di proprietà del Grande Oriente d’Italia (vedi Ceccherini), al fine di creare uno scisma (cosa poi effettivamente avvenuta), a seguito della balaustra n.3/VC dell’11 giugno 1977, con la quale il Colao rifiutava l’ingresso nel Supremo Consiglio dell’RSAA di Salvini, che avrebbe causato pesanti interferenze. La giustizia massonica, in data 01 ottobre 1977, decise la sospensione degli accusati, con la motivazione che la “presenza degli incolpati determina grave turbamento nei Fratelli e nell’intera compagnia Muratoria”, a cui seguì, da parte degli stessi, la fuoriuscita dal GOI e la fondazione nel 1978, della Gran Loggia d’Italia Massoneria Universale, ri- congiuntasi con il Grande Oriente d’Italia solo il 13 ottobre 2013.

Al fine di garantirsi un ampio bacino elettorale, anche a seguito dell’apertura effettuata dalla Chiesa Cattolica nei confronti della Massoneria (o almeno, di segnali interpretati come tali dalla nostra Isti- tuzione), il Gran Maestro permise di allentare i controlli sui bussanti, aumentando il numero degli iscritti a dismisura: in 12 anni, i fratelli aumentarono da 6000 a circa 18000. Tali tecniche tesserati-ve, simili a quelle perpetrate dai partiti della Prima Repubblica, portarono inevitabilmente ad una di- minuzione qualitativa dei componenti le logge.

Ultimo, e più grave errore compiuto dal Salvini, fu quello di nominare Licio Gelli alla carica di se- gretario organizzativo della loggia Propaganda 2. Tale loggia coperta, fondata nel 1876 e riservata a politici ed alti funzionari, era nata per impedire clientelismi e scontri partitici nelle logge. Sotto Gel- li, la P2 divenne un centro d’affari e di potere, completamente fuori controllo e lontana da qualun- que principio massonico. A chi, al momento della nomina, aveva posto perplessità sul nome di Gel- li, venne risposto che lo stesso era “un uomo di enormi capacità organizzative, e la loggia di cui era segretario si attiene alle antiche tradizioni massoniche”. Sotto Gelli, ma con l’assenso di Salvini, la P2 (una “loggia senza tornate”) tesserò ufficiali, politici, alti funzionari, banchieri, affaristi senza rapporti con gli altri fratelli del Grande Oriente d’Italia, che perseguivano esclusivamente i propri interessi. Quando Salvini si rese conto che la situazione gli era sfuggita di mano, tuttavia, fu troppo tardi; forte del rinnovato bacino elettorale creatosi, tentò di imporre il rientro della P2 tra le logge ordinarie, ottenendo tuttavia solo la creazione di una loggia “di facciata”, composta da una quaranti- na di membri, che permise a Gelli ed al suo entourage di continuare i propri affari indisturbati, sotto l’egida del GOI. Pochi osarono esprimersi contro lo stato dei fatti: tra questi, Francesco Siniscalchi, espulso, o Augusto Comba, sottoposto a processo massonico. Quando Gelli iniziò a pubblicizzare le proprie idee di riforma politica (peraltro, successivamente in parte realizzate), il Salvini, abbandona- to dai suoi collaboratori, si dimise.
Gli successe il generale Ennio Battelli, che non ebbe il coraggio di sconfessare la P2 denunciandola come organizzazione che di massonico, ormai, non aveva più nulla.

Il 5 ottobre 1980, in un’intervista rilasciata a Maurizio Costanzo (membro P2), Gelli espose il suo “piano di rinascita democratica”. La magistratura diede avvio alle indagini e dalla perquisizione del 17 marzo 1981 effettuata presso la residenza di Licio Gelli, venne ritrovata una lista contenente 953 nominativi di affiliati alla P2, tra i quali politici, militari, alti funzionari dello stato, grandi imprendi- tori e dirigenti dei servizi segreti. Lo scandalo travolse il governo in carica (Forlani), colpevole agli occhi dell’opinione pubblica, di aver taciuto sulla vicenda per oltre due mesi. La mancata denuncia delle attività esercitate dalla P2 da parte dei vertici dell’Istituzione gettò discredito sul GOI, pesan- temente attaccato dalla stampa. Di fronte all’immobilismo di Battelli, la Corte centrale della giusti- zia massonica prese l’iniziativa, condannando ed espellendo Gelli nell’ottobre del 1981.

Grazie a quest’atto, il GOI evitò pesanti conseguenze, in quanto la commissione parlamentare d’in- chiesta del governo Spadolini, che con la legge n. 17 del 25 gennaio 1982 dispose lo scioglimento della P2, riconobbe l’individualità delle colpe e l’estraneità dai fatti del GOI, anche grazie alla me- diazione politica del successore del Battelli.
Dal 1982 fu Gran Maestro Armando Corona, dirigente del Partito Repubblicano nonché ex presi- dente della Regione Sardegna. Politico di lungo corso, difese l’Istituzione dalle accuse della stampa, nonché dispose quelle modifiche interne che dettero, ai profani, l’immagine di una massoneria pro- fondamente rinnovata e modernizzata. Tuttavia, a causa della limitata anzianità massonica e della ridotta sensibilità nei confronti della tradizione, la nuova Costituzione col relativo regolamento in- trodussero, accanto a modifiche positive ed efficaci quali il cambiamento del meccanismo elettorale, con l’elezione diretta del Gran Maestro, anche pesanti modifiche alla ritualità tradizionale, quali l’a- bolizione del giuramento e dei “cappucci e spade”. Gli va dato il merito di aver ristabilito, verso l’e- sterno, l’immagine di una Massoneria quale Istituzione seria, non piegata agli interessi dei singoli ma capace di rinnovarsi e di imparare dai propri errori. Alla scadenza del suo mandato, Corona caldeggiò l’elezione di Giuliano Di Bernardo.

Questo personaggio, professore di filosofia della scienza a Trento, trascorse il suo percorso masso- nico principalmente “al coperto”, adducendo come motivazione il suo impegno in un ateneo “parti- colarmente difficile come quello dell’università di Trento”. Scrisse un volume dedicato alla filosofia della massoneria, una narcisistica “guida spirituale” dell’Istituzione. Di Bernardo si schierò sin dalla sua elezione, nel 1990, contro la Chiesa Cattolica, incrinando quel fragile equilibrio che si era venuto a creare nei decenni precedenti a seguito di un incessante lavoro diplomatico. Insofferente verso la maggioranza degli altri fratelli, ritenuti culturalmente impreparati, espresse apertamente le sue simpatie verso il Partito Socialista, causando disappunto ed imbarazzo nel GOI.

Di fronte al pubblico ministero Cordova si dimostrò completamente impreparato a gestirne gli attac- chi contro l’Istituzione, peraltro infondati (come venne accertato in seguito a processo), ed anzi sem- brò condividerne le ipotesi, tanto da voltare le spalle al Grande Oriente e fondare, il 17 aprile 1993, la Gran Loggia Regolare d’Italia. Nonostante un tentativo fatto da Corona, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Gran Loggia Nazionale Francese decisero di abbandonare quel GOI che avevano riconosciuto giusto un paio di decenni prima e in soli 2 mesi, quando alla nostra Istituzione erano serviti 110 anni, riconobbero la nuova creatura di Di Bernardo quale unica massoneria regolare in Italia.

Le brevissime tempistiche secondo le quali venne svolta l’operazione diplomatica, lasciano intende- re che la stessa venne effettuata dal Di Bernardo con la certezza del riconoscimento, secondo un di- segno preciso, volto a destabilizzare il GOI; tuttavia, a dispetto degli avvenimenti sopra riportati, la maggioranza dei fratelli e dei membri della Giunta non seguirono il De Bernardo nel suo progetto, difendendo la nostra Istituzione e la sua tradizione di quasi due secoli. La reggenza venne affidata ai Gran Maestri aggiunti Ghindi e Loizzo, mentre il Grande Oratore dell’epoca, Gustavo Raffi, venne incaricato di difendere l’immagine del GOI.
Tramite il canale del Rito di York, Ghinoi fece conoscere ai fratelli americani la situazione, e ciò permise di mantenere il conoscimento del Supremo Consiglio di Charleston (RSAA) e delle Gran Logge americane, nonostante la perorazione della UGLE nei confronti della nuova creatura dibatti- stiana. L’ottimo lavoro della Giunta e di Raffi permise di mantenere il riconoscimento della maggio- ranza delle obbedienze sorelle nel resto del mondo.

“Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera.” J.W.Goethe

R.:L.: Resurrezione 144 all’Oriente di Civitanova. e lo spirito che la anima.

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