Il vischio

SIMBOLOGIA ESOTERICA DELLA PIANTA DI VISCHIO

L’uomo nell’antichità è stato incuriosito dai misteriosi cespugli che apparivano quasi all’improvviso sui rami nudi nel grigiore del mondo senza più vita : il vischio (Viscum Album – fam. Lorantaceae ) semiparassita epifita di piante latifoglie.
Per la concomitanza di fattori come la sua misteriosa vegetazione esso non tocca mai terra ed appare vivo quando tutto è apparentemente morto, perciò rappresenta la resurrezione ed è divenuto, dai primordi dell’umanità fino ai nostri giorni, il simbolo della ricorrenza più carica di significato esoterico: la ricorrenza del solstizio d’inverno.

I due grandi misteri che hanno colpito la fantasia dell’uomo : il ciclo lunare legato alla femminilità ed alle cose terrene ed il ciclo solare maschile e legato allo spirito. Come la luna di notte cresce poi si consuma e muore per rinascere, così la luce del sole si fa più debole e breve e l’oscurità si allunga sino al solstizio quando il tempo pare fermarsi, allora il sole riprende forza e a poco a poco trionfa sul freddo e sul buio e la vita riprende.
Il dio sole perde la sua forza si fa sempre più debole, occorre quindi scongiurare con riti la morte del sole vecchio prima che le tenebre vincano e far rinascere il sole bambino. Tale mito nato nei primordi è ancora presente e rappresenta l’essenza della sacralità delle popolazioni ariane che si sono evolute nelle zone centro settentrionali dell’emisfero boreale .
Il vischio diventa pertanto il simbolo del solstizio d’inverno e rappresenta l’essenza divina.

Presso i Celti l’albero sacro era la quercia (Druido significa : “che conosce la quercia”) ed il vischio “Oloaiacet” che vegetava sui suoi rami e che si credeva nascesse per prodigio divino dal fulmine, diviene il simbolo della sopravvivenza sulla morte e della resurrezione rappresentando anche la pianta che ridava la salute o l’essenza della medicina druidica. Se l’aspetto essoterico del vischio è di facile comprensione la simbologia esoterica è più elaborata ed appartiene al linguaggio di iniziati.


Se nel vischio, simbolo del solstizio d’inverno, viene simboleggiata la rinascita del sole che scaccia l’oscurità, la vita che vince le malattie, esotericamente rappresenta l’immortalità dell’anima rispetto al corpo , l’essenza divina che non muore.


Nell’Eneide, se leggiamo il viaggio di Enea agli inferi, scopriamo che Virgilio usa un linguaggio esoterico da iniziato dove il vischio assume un ruolo importantissimo. Enea chiede alla Sibilla il permesso di Apollo per scendere all’Averno per interrogare il padre Anchise; ella gli risponde che per affrontare il viaggio deve portare con se il ramo d’oro da offrre in dono a Proserpina ( la Luna ), però prima di raccoglierlo deve bruciare ( FUOCO ) il corpo di Miseno, trombettiere di Enea ( ARIA ) ucciso da Tritone ( ACQUA ) facendolo precipitare sugli scogli ( TERRA ) e sacrificare buoi e pecore neri. Dalla pira ( su cui sono rappresentati i quattro elementi del mondo terreno ) s’innalzano due colombe bianche che si posano sulla quercia che cela il ramo d’oro ( che raccolto subito si rigenera come l’essenza divina che non muore ). Si riprende qui il mito della fenice che dalle ceneri si rigenera per volare sul nuovo albero. Così Virgilio descrive il ramo d’oro :


“come nei boschi brumal tempo suole
di vischio un cespo in altrui scorza nato
spiegar le verdi fronde e gialli i pomi
e con le sue radici ai non suoi rami
abbarbicarsi intorno; così il bronco
era de l’oro avviticchiato a l’alce,
ond’era surto, e così lievi al vento
crepitando movea l’aurate foglie”


Virgilio chiaramente a conoscenza di misteri rappresenta un vischio filosofale il ramo d’oro carico di significati esoterici similmente all’oro filosofale. Non conosciamo con precisione il simbolo esoterico attribuito dai Druidi al vischio, in quanto alcuni popoli celtici come i Galli usavano la scrittura greca per le questioni d’affari e legali, ma mai hanno scritto sui riti religiosi, che rimanevano così ad esclusiva conoscenza degli iniziati che li tramandavano oralmente. Se analizziamo però la cerimonia di Yula che si svolgeva nei solstizi invernale ed estivo ( pensiamo alle due ricorrenze di S. Giovanni evangelista il 27 Dicembre e di S. Giovanni battista il 24 Giugno) durante la quale veniva raccolto il vischio e la paragoniamo alla narrazione di Virgilio ed ancor più con l’esoterismo cristiano possiamo farcene un’idea.


Un corteo (di Druidi, Bardi, Ovati ed Enbagi) guidato dall’araldo si dirige alla quercia su cui è nata la pianta sacra (da un fulmine quindi dal cielo, senza contatti con la terra). Dopo tre giri attorno l’albero l’Araldo traccia con la spada in terra il cerchio solare e rivolgendosi ai quattro punti cardinali chiede : “c’è la pace al Nord nel paese dei Celti?” se viene risposto di si la cerimonia ha inizio, il sacerdote vestito di bianco fornito di falcetto d’oro si rivolge all’albero ricordando il significato rituale cioè la resurrezione simbolica. Una Druida che rappresenta Dama Korridwen (la signora del rito) consegna un panno bianco a quattro fanciulle che si porranno sotto il ramo da cui verrà tagliato il vischio, traccia in terra la croce celtica ed invoca gli spiriti delle anime dei Celti. Il sacerdote sale sulla scala e taglia i rami di vischio che cadranno nel panno teso , perché non deve mai toccare terra ne avere contatto con metalli che non siano oro. Solo la Dama Korridwen e le quattro fanciulle possono toccarlo.


La Dama Korridwen porge un rametto di vischio ai presenti poi offre loro una coppa di vino e una focaccia in segno di comunione tra loro e ringraziamento agli Dei che hanno concesso il dono. A questo punto si spegne il falò solare e con un tizzone di esso portato da un uomo si accende il falò lunare al centro del cerchio delle donne. Il vischio è simbolo maschile , il succo delle sue bacche è simile allo sperma che feconda la terra (senza toccarla però, raccolto da mani di vergini) in cui è morto il sole vecchio (il rito è notturno) e da cui nascerà il sole bambino.

R.:L.: Resurrezione 144 all’Oriente di Civitanova. È lo spirito che la anima.
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