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    RIFLESSIONI SULL’ETICA: LA SQUADRA E IL COMPASSO

    La Massoneria del ventunesimo secolo non è una corporazione operativa ma l’ aggregazione di “uomini liberi e di buoni costumi” che invece di impegnarsi nell’ edificazione delle cattedrali costruiscono con fatica il proprio io. Il confronto con i Fratelli all’ interno del Tempio e il percorso individuale affidato all’ apprendimento dei temi fondamentali della Libera Muratoria consentono la costruzione di un uomo nuovo . Avvenuta l’ iniziazione , l’ itinerario dell’Apprendista procederà anche grazie agli strumenti massonici per eccellenza : la Squadra e il Compasso.
    La frequentazione dei lavori dell’ Officina avvia e consolida lo sviluppo di una consapevolezza di se e del mondo diversa da quella dei profani . Il fatto che la Libera Muratoria sia un’ istituzione iniziatica implica un’ impronta etica molto forte :
    nessun adepto può sottrarsi alle sue leggi.: chi la misconosce si chiama fuori , di fatto , dalla Massoneria e dai suoi principi , tenendo comportamenti che sconfessano il testamento reso nel Gabinetto di Riflessione e le affermazioni di principio sposate , a parole , avventatamente . L’ uomo e’ perfettibile , l’ errore che tende agguati e tranelli non fa sconti ai Massoni cosi come a qualsiasi altro individuo , per retto e in buona fede che sia .
    “Etica come scienza morale “,scriveva anni fa’ Sarasso nel saggio “Squadra e Compasso” ,incluso tra le Riflessioni Muratorie pubblicate a cura del Collegio degli M.:V.: del G.O.I della Lombardia del 1991.
    L’Autore sottolineava che “ nessun’ azione può essere svolta nell’ ambito dei suoi
    ( del L.:M.:) rapporti con gli altri che non sia influenzata dalla” sua “ preparazione e quindi dal suo stesso comportamento.”.
    La Tradizione massonica attribuisce al Compasso il significato di rappresentazione dello Spirito , alla Squadra quello della materia . La simbologia dei due strumenti non si esaurisce in questa contrapposizione che costituisce anche la chiave di una profonda reciproca integrazione . Nella “materialità” della Squadra risiede la volontà e la determinazione ad agire , nel Compasso e nelle sue diverse aperture il procedere dell’ intelletto sulla via dell’ autocoscienza e della crescita spirituale. Durante i lavori nell’ Officina Squadra e Compasso sono disposti in modo differente a seconda del grado in cui si lavora .Le implicazioni della giustapposizione dei due strumenti sono coerenti con il livello di profondità e di evoluzione raggiunto dai Fratelli che in quel momento lavorano nel Tempio. La disgiunzione tra Squadra e Compasso sottintende la sospensione dei lavori ,dei rapporti tra spirito e materia . Spirito e Materia sono il duale operativo del quaternario.
    La condizione “normale” dell’ uomo ( Sarasso, opera citata .) viene definita “profana “ .Il termine deriva dal latino “pro-fanum” ,vale a dire davanti al Tempio, fuori dal Tempio .Questa condizione prevede la soddisfazione immediata ed acritica delle pulsioni istintive e dei desideri materiali. Il sopravvento del Compasso e la sua graduale prevalenza determinerà e nello stesso tempo esprimerà una modificazione profonda del comportamento del L.:M.: , il conseguimento della maturazione che rappresenta il carattere distintivo della condizione di Maestro. Il livello di maturazione che si richiede ad un Maestro L.:M.: consiste anche nella consapevolezza di partire dalla legenda di Hiram per un ulteriore ,complesso ,faticoso ed affascinante viaggio nella conoscenza di se e degli altri. Non un punto di arrivo quindi ,un punto di partenza verso la V.:L.:
    L’ impotenza dell’ uomo profano condizionato dalla sottomissione agli istinti naturali ,alle passioni e alla scarsa padronanza di se deve cedere gradualmente il passo all’ autocontrollo e all’ acquisizione di uno stile di vita distintivo del libero muratore. Agli inizi del secolo scorso si diceva che un Massone si riconosceva da come incede , dal tratto , dal comportamento al di fuori del Tempio. Mi piace pensarlo. Sono cresciuto e sono stato educato con la convinzione che almeno in parte la “ forma” sia ,come per Aristotele “ sostanza “. Ciò vale per il linguaggio, la postura , il modo di parlare , il rispetto per gli altri e per se stessi che deve trapelare da qualsiasi gesto del Massone.

    Può sembrare un discorso antiquato .Non credo sia così. Riappropriarsi delle buone cose che i Padri della nostra Istituzione ci hanno tramandato e che a fine ottocento prevaleva tra i Massoni cui si deve l’ unità d‘Italia è fondamentale. Parliamo infatti del viatico che sancisce una differenza tangibile tra chi persegue la via al miglioramento interiore e alla conoscenza e coloro che si lasciano andare alla soddisfazione degli istinti , all’ edonismo privo di prospettive che caratterizza il mondo profano .
    Penso che l’ unione di cui Sarasso parla tra Squadra e Compasso (la prima lunare , terrestre , materiale, “femminile “ , l’ altro solare , “maschile” ) esprima in forma simbolica la congiunzione tra Cielo e Terra , Osiride e Iside, Urano e Gea : l’ Autore del breve saggio cui mi richiamo lo sottolinea acutamente sollecitando la nostra attenzione verso la necessità di “ alleggerire “ il peso della Squadra per aprire le porte della mente ad un nuovo modo di essere . Il Compasso aumenterà l’ apertura della sua angolatura , potrà agire.
    Purificare la nostra materialità significa quindi alleggerirne il peso sul Compasso.
    Questo, liberandosi gradualmente da pastoie e condizionamenti uscirà da quello che Sarasso definisce il “ letargo “ determinato dall’ attesa. Liberare il Compasso significa svincolare lo spirito e l’ intelletto dell’ individuo ,consentirgli di pervenire ad una condizione di crescita e di consapevolezza superiore a quella appena abbozzata dell’ Apprendista e a quella “in fieri” del Compagno.
    Il richiamo dell’ Autore all’ iconografia cristiana ( San Michele , San Giorgio ) , rivestiti da un’ armatura metallica ,simboleggia la volontà di combattere . L’ eroe uccide il Drago , connotato da colori scuri, da piccole ali che gli impediscono di alzarsi in volo, da una coda “ lanceolata “ capace di rivolgersi come un dardo in qualsiasi momento della lotta contro le forze del bene . La rappresentazione ingenua e fantasiosa di questa creatura che ricorreva negli affreschi medioevali e nelle tele di cui sono piene le chiese cattoliche , gli stemmi araldici religiosi , civici e gentilizi corrisponde ad una simbologia tutt’ altro che banale . La coda del Drago infatti può colpire anche quando l’ essere contro cui l’ Arcangelo , il Cavaliere hanno
    combattuto e apparentemente vinto.
    Il male, fuor di metafora , può colpire in qualsiasi momento , soprattutto se abbassiamo la guardia .
    Dopo la morte della “bestia “, la “fanciulla “ vestita di bianco viene liberata , “candida , lunare “ come scrive Sarasso : e’ l’ Anima superiore che ,tenuta prigioniera dal Drago ed oppressa dal suo potere si libera .Il Cavaliere la porterà con se rappresentando la duplicità ( e forse in parte l’ ambiguità dell’ essere uomo , con le due componenti , male e bene integrate nel suo corpo per viaggiare insieme ) .

    Alleggerire la Squadra ? Come realizzare questo obiettivo si domanda l’ autore del saggio.
    Conclude con queste parole :” E’ semplice ,anche se difficile … :combattendone il dominio , ribellandosi al potere eccessivo dei desideri istintivi ,al facile soddisfacimento dei propri piaceri. Ed inoltre abbandonando il più possibile i metalli ,i condizionamenti anche mentali , le idee preconcette che neghiamo di avere ma che invece ci condizionano …
    Si sa benissimo ( continua Sarasso ) che scrollarsi di dosso uno “ stato mentale “ che a parte in questo momento del nostro modo di essere ,e’ una specie di trauma, ogni volta , ma questa purificazione è necessaria per liberarsi dalle scorie pesanti della quali siamo rivestiti. “
    Il successivo riferimento del saggio al digiuno settimanale ( prescritto da molte religioni ,non solo dalla cristiana,inizialmente per ragioni igieniche ,di salute ) sottintende la necessità di offrire al corpo un sano periodico “riposo” .
    L’ analogia con il silenzio , sorta di “ digiuno “ intenzionale dello spirito , della mente che si raccoglie in meditazione o si abbandona all’ ascolto del mondo circostante , delle parole dei Fratelli , della natura , sancisce il principio che “il silenzio e’ per lo spirito ciò che il digiuno rappresenta per il corpo” ( Tommaso Campanella ).
    Cito ancora l’ Autore :
    “ non dico che sia necessario prendere decisioni drammatiche e definitive : basterebbe limitarci un po’ ,evitare il superfluo eccesso di cibo e di parole . …..” l’ inquinamento da “rumori “ cioè le chiacchiere inutili, i discorsi sciocchi che siamo costretti ad ascoltare , le parole “inquinanti ,” il parlarsi addosso che e’ tanto di moda… “ ( parole profetiche , considerando che , scritte nel 1991 si applicano al mondo della televisione , del web , delle chat , ai talk show ,a gran parte della stampa senza alcuna necessità di correzione )..
    Sarasso conclude l’ excursus sull’ etica del Massone , la sua intelligente ad acuta provocazione scrivendo : “ d’ altra parte ovviamente , ognuno è libero e padrone di se’ stesso ( o forse lo crede solamente) ….
    Solo consentendo al Compasso di “ compenetrare “ la Squadra si può iniziare il processo di approfondimento della conoscenza e questo è l’ inizio del viaggio iniziatico che attraverso il divenire tende al perfezionamento dell’ individuo ,solo ed unico fine di ogni grande tradizione iniziatica. Come la nostra ,che tende a realizzare quello che oggi viene definito : il Progetto Uomo”.

    A.:V.:L.: 6010

    R.:L.: Resurrezione 144 all’Oriente di Civitanova. È lo spirito che la anima.

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